Walter Madoi

Walter Madoi, Alla Torre, Milano, 1972

BIOGRAFIA

1925 – 1960 Gli anni della consapevolezza

Il suo primo lavoro, che porta la data del 1937, quando aveva solo 12 anni, e’ una natura morta che riproduce poche povere cose, trovate probabilmente nella casa di famiglia, nella più sperduta campagna della bassa padana, vicino al fiume Po.  Figlio di mezzo, tra due altri fratelli, persino nella desolazione di una famiglia di contadini, ricevette da subito tutta l’ attenzione possibile rivolta verso qualcosa di prezioso e di incomprensibile.
Potè frequentare una Scuola di Arte, in Parma, che fu costretto a lasciare durante il periodo di guerra, quando si unì ad un gruppo di Partigiani che combattevano sulle montagne per la libertà e per gli umani ideali. Alla fine della guerra gli fu commissionato un affresco per il soffitto del Palazzo Municipale – Segreteria del Sindaco – a Parma. 
Aveva 22 anni, nel Dicembre del 1947, quando ricevette gli onori dal primo Presidente della neonata Repubblica Italiana, On De Nicola, che inaugurò quest'opera. 
Si trasferì poi a Milano dove, anche se nelle vesti di Art Director di una grande azienda industriale, non cessò mai di dipingere e quando, presumibilmente per la prima volta, si avvicinò ai misteri della scultura, lasciando numerose opere in marmo di grandi dimensioni.


1960 – 1970 L’ Oriente e i grandi muri

Ancora a Milano, tra il 1961 e il 1962, accettò l’ invito dei Consolati della Cina e del Giappone per una serie di seminari sull’ arte. I tanti lavori che ha lasciato a collezionisti privati non sono sfortunatamente rintracciabili, ma ne rimane traccia dato che,  agendo come corrispondente della Gazzetta di Parma, inviava rapporti mensili che descrivevano la vita e i costumi di Paesi così lontani, in quei tempi. Questi lunghi articoli, come una sorta di diario personale, erano accompagnati da decine di disegni, in originale, che vennero pubblicati a corredo degli articoli sino al suo ritorno. 
Nel 1963 ebbe inizio l’ “Avventura di Sesta”. In poche parole monopolizzò un intero paese sulle montagne di Parma dipingendo ad affresco gli esterni delle case e interamente i muri interni della piccola Chiesa, facendo di questo borgo sperduto e dimenticato un centro di arte visitato da celebrità
Dopo di ciò, il suo unico rimpianto fu il diniego da parte delle Autorità della Germania Orientale di dipingere il lato Est del Muro di Berlino.  Avendo avuto l’ approvazione delle Autorità della Germania Occidentale, sperava veramente di concretizzare questo suo sogno e, nell’ attesa,  preparò  centinaia di bozzetti, sino all’ ultimo momento.  Alla fine degli anni ’60 affrontò altri due importanti incarichi, che completò in pochi mesi.  L’ abside del Corpus Domini, una anonima Chiesa nei sobborghi di Parma, con i suoi 400 metri quadri, ora ospita un grande affresco con centinaia di figure che si innalzano verso una sublime “Ultima Cena”.  Subito dopo, nel 1969, completò l’ intera facciata frontale di un’ altra Chiesa La Sacra Famiglia alle Vallette, Torino, 300 metri quadri di vetrata dipinta e istoriata.


1970 – 1976  La Torre come ultimo rifugio

All’ inizio degli anni ’70 Milano stava attraversando il lato oscuro dei conflitti politici e sociali che sarebbero poi terminati alcuni anni dopo.  Madoi era lì ad osservare i vari movimenti dai merli della “Torre”, uno storico palazzo nel centro della città messogli a disposizione dal Comune di Milano come omaggio alla sua arte.  All’ interno di queste mura antiche creò le sue opere più intense in quegli anni che poi furono gli ultimi della sua vita. Prigioniero della sua arte, non lasciava mai la Torre, lavorando forsennatamente sino all’ alba, ospitando a varie riprese modelle, poveri disgraziati richiamati dalle strade e creando confronti verbali con i più influenti personaggi del mondo industriale, di teatro, musica e spettacolo, tutta la varia umanità riunita insieme, come prezioso materiale su cui lavorare
Alla fine del 1974, sebbene già molto malato, realizzò un grande monumento, alto 12 metri e fuso in bronzo, che ora si trova nella piazza del Comune di San Donato, Milano.  Un altro monumento per la città di Genova e’ rimasto incompiuto e il suo bozzetto e i disegni preparatori sono stati recuperati e presentati in Recto Verso, un evento che ha avuto luogo a Parma, ai Musei Civici, nel 2007. 
Nel Dicembre 1975, come ultimo sforzo, dipinse in affresco l’ abside di una piccola Chiesa, in un non-luogo vicino a Cremona.  In questo dipinto vi sono tutti i colori della sua vita, ombra e luce che combattono insieme contro un vincente rosso abbagliante, con una sorta di mistero come tema di questo ultimo testamento.
Morì a Milano, nel Marzo del 1976, famoso per le centinaia di collezionisti privati che hanno avuto il privilegio di poter possedere una o più delle sue opere, spesso come regalo,  ma totalmente sconosciuto per i mercanti e critici d’arte che ha disprezzato e ignorato per tutta la sua vita.  Ha lasciato una collezione considerevole nelle mani delle sue figlie, Annamaria e Laura, che si stanno ora dedicando al rendere omaggio alla suavita e alla sua arte.

freccia